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Galleria d'arte. Andrea Aquilanti


Galleria d'arte - Consolle
(2010), Courtesy The Gallery Apart

Andrea Aquilanti è già da anni impegnato in una ricerca visiva dove, mescolando tecniche diverse, da quelle tradizionali fino alla fotografia e alla videoarte, racconta in un suo personalissimo modo il dubbio della visione.
Artista già affermato, in particolare nel panorama romano, inizia la sua ricerca con sperimentazioni attraverso cui indaga il potere espressivo di elementi minimi, quali la luce, l’ombra reale e l’ombra rappresentata. Nei suoi interventi site specific si intrecciano proiezioni, in cui lo spettatore diventa elemento attivo dell’opera, e interventi manuali, che richiamano la fissità delle tradizionali tecniche artistiche. Ha saputo costruire un maturo e poetico dialogo tra la riflessione propria dell’arte concettuale e la bellezza delle categorie pittoriche tradizionali, come la pittura di paesaggio, il vedutismo e la natura morta.

Galleria d'arte - Quadro (2010), Courtesy The Gallery Apart

L’installazione al piano inferiore della galleria, che forma un mondo a sé stante rispetto al progetto della mostra sviluppato nel piano di ingresso, ruota proprio intorno al tema della natura morta fiamminga: l’artista registra una scena, appositamente costruita con frutti, ortaggi e simboli tradizionali della vanitas quali la candela, per poi proiettarla sopra all’installazione completamente ricoperta di colore bianco. L’immagine è vibrante e rende palpabile la tridimensionalità pulsante delle rappresentazioni fiamminghe. Quando si passa davanti al raggio di proiezione, gli oggetti smettono di vibrare di colore e restituiscono la loro assenza, attraverso il bianco che diventa visibile. Delicatamente compie una  doppia azione: restituisce l’effetto che un quadro cinquecentesco poteva avere sul pubblico del passato e allo stesso tempo introduce il visitatore di oggi nell’opera, rendendolo artefice di quella distanza temporale che ci separa dalla pittura tradizionale. L’elemento di contatto tra i due piani installativi è il rapporto con il passato: Galleria d’arte si presenta per l’appunto come riproposizione dell’ambiente tipico di una galleria d’inizio Novecento. In un armonioso gioco di incastri, l’artista sa mettere insieme la scultura, la pittura, il wall drawing, il video e gli spettatori: l’elemento portante del gioco di rimandi è lo specchio che già compariva in un lavoro del 1995 (Hortus conclusus), ma non è mai stato esplorato così a fondo nelle sue possibilità espressive.

La telecamera questa volta riprende la scena di un interno di galleria, riflessa su un trittico di specchi, dove si osservano alcune figure femminili: le donne si muovono tra le poltroncine di velluto, vestite con lunghi abiti eleganti, sullo sfondo di una parete ricoperta da carta da parati floreale. La scena a un tratto si svuota, rimangono solo gli elementi d’arredo e il quadro appeso sulla parete, ma le donne continuano a vivere proiettate sugli stessi specchi da cui proveniva la loro immagine, ora oggettivati dalla vernice bianca che li ha resi inanimati. Un gioco simile di rimandi si ripete nel secondo livello dell’installazione, dove l’intreccio è ricreato tra una spaziosa consolle, su cui poggiano oggetti desueti, e l’immagine opposta che veniva riflessa dallo specchio del mobile a parete:  un quadro poggiato su un cavalletto e una donna che passa sedendosi davanti allo specchio, per provare gioielli e abiti. Lungo le pareti della galleria le tempere ripropongono in toni di grigio i motivi decorativi della carta da parati, mentre altri piccoli quadri ricoperti e invecchiati da una patina di colore chiaro chiudono la parete di fondo. Gli oggetti e l’arredo, il cui pallore è celato dalla proiezione, diventano il telo bianco tridimensionale su cui passa il video. Oltre ad essere lo strumento attraverso il quale viene scoperto l’inganno visivo, lo spettatore è inserito nel progetto con un ulteriore gioco: la proiezione in tempo reale dello spazio espositivo, riflesso in un grande specchio mentre viene attraversato dai visitatori.
Aquilanti conferma con questo progetto, denso di riflessione e poeticità, un percorso artistico maturo e mai ripetitivo, nonostante i meccanismi utilizzati restino coerenti con le prime ricerche visive. Una mostra da vedere assolutamente, concedendosi il tempo di osservare.

Eleonora Capretti


Andrea Aquilanti - Galleria d'arte
dall'8 ottobre al 4 dicembre 2010

The Gallery Apart, Via di Monserrato 40 - Roma
www.thegalleryapart.it

 

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