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Takashi Murakami


Takashi Murakami di fronte a Dragon In Clouds - Indigo Blue © 2010 Takashi Murakami-Kaikai Kiki Co., Ltd.
All right reserved, Courtesy Gagosian Gallery (foto Matteo Piazza)

Sabato 13 novembre 2010, presso la Gagosian Gallery è stata inaugurata la prima, attesissima, mostra monografica a Roma di Takashi Murakami. L’artista giapponese, lontano dalle polemiche suscitate dalla sua ultima esposizione, ancora in corso nella Reggia di Versailles, presenta due lavori inediti realizzati per l’occasione con l’intento di fare un omaggio all’arte, in particolare quella del proprio paese di origine, suscitando antiche e nuove emozioni. Un Murakami in una veste più «classica», «tradizionale», ma non troppo.
Le due opere che costituiscono il nuovo lavoro di Murakami esposto alla Gagosian Gallery sono rappresentazioni gigantesche di figure mitologiche dipinte su tela e montate su tavole. Sono opere monocromatiche in acrilico che si differenziano dalla tavolozza multicolore solitamente adottata dall’artista ma che condividono la stessa forza d’urto dei lavori precedenti.Le due monumentali opere sono composte ciascuna da nove pannelli che rivestono, per 18 metri, le pareti curve del grande spazio ovale della sala al piano superiore. Entrambe rappresentano un drago, uno in versione rosso l’altro in blu e si intitolano rispettivamente Dragon in Clouds – Red Mutation e Dragon in Clouds – Indigo Blue.
Le opere sono collocate l’una di fronte all’altra in dialogo tra loro (ciascuna lo specchio dell’altra a colori invertiti) e circoscrivano la sala avvolgendola in una sorta di abbraccio ideale.


Murakami view. Artwork © 2010 Takashi Murakami-Kaikai Kiki Co., Ltd.
All Rights Reserved, courtesy Gagosian Gallery, Foto Matteo Piazza

La rappresentazione di draghi e nuvole, conosciuta come Unryuzu, è presa in prestito da Murakami dalle rappresentazioni della tradizione mitologica giapponese che vede nel drago, a differenza dell’iconografia occidentale, che gli assegna una connotazione negativa, una figura benevola, simbolo di buona fortuna e ottimismo, nonostante la sua imponenza. Il dragone, appunto, rappresentato in numerosi templi shintoisti e buddisti, è una figura protettiva, uno spirito amico, una guida nel cammino spirituale.
Ad ogni modo, se il soggetto del dragone è quello della tradizione orientale, risultante dell’iconografia buddhista nata in India e poi migrata in Cina e in Giappone, lo stile rappresentativo non è più quello convenzionale. Per Murakami infatti il confronto con l’arte classica e mitologica giapponese parte dalla pittura di Soga Shohaku (1730-1781), che di quell’arte è stato una voce originale e fuori dagli schemi: i suoi draghi, infatti, rasentano l’astrazione in quanto definiti da macchie di inchiostro che generano un’animata e drammatica rappresentazione, lontana dal realismo pittorico di altri artisti della sua epoca. Murakami però, figlio dei suoi tempi, guarda anche allo stile dei manga, della anime e dei videogiochi, come il famoso gioco Blue Dragon, mentre il titolo del drago rosso è ricavato dal romanzo di Thomas Harris. Partendo da queste innumerevoli e diverse suggestioni Murakami arriva alla rappresentazione di draghi misteriosi, nuovi, di cui non si riconosce più l’effettiva natura.


Takashi Murakami mentre lavora nel suo studio a Dragon In Clouds - Red Mutation (2010), Artwork
© 2010 Takashi Murakami-Kaikai Kiki Co., Ltd. All Rights Reserved, courtesy Gagosian Gallery

Una grande dinamicità caratterizza le due opere costringendo l’occhio dell’osservatore a muoversi di continuo per cercare punti di riferimento. Tutto è un grande vortice, sia lo sfondo, con il cielo e le nuvole, sia il drago, nel suo movimento e nelle sue fattezze. Gli occhi del drago sono costituiti da forme concentriche, le narici sono dilatate e i baffi serpeggianti, mentre le nuvolette, che si ripetono in cerchi concentrici sul fondale, inquadrano la scena (l’immagine) come in un frame cinematografico di animazione fantasy.
I draghi di Murakami sono figure gigantesche, impetuose, non visibili nella loro interezza (sebbene se ne possono immaginare le proporzioni) e non distinguibili nelle varie parti del corpo che si attorcigliano su se stesse generando un perpetuo movimento. Quest’ultimo, inoltre, è accentuato sia dal fondale, con le nuvole che si propagano all’infinito in cerchi concentrici e dalle quali i draghi emergono o sono risucchiati, sia dall’incurvatura delle tele, montate sulle pareti ovali della sala, che aumenta l’effetto di dinamismo dell’immagine propagandosi anche al di fuori, nello spazio percettivo dello spettatore, abolendo margini e profondità prospettiche.
Tutti questi aspetti determinano l’impressione visiva dell’irrompere dei draghi, con tutto il loro mondo, nello spazio reale e sollecitano le diverse percezioni visive dello spettatore col cambiare del punto di vista.


Takashi Murakami mentre lavora nel suo stusio a Dragon In Clouds - Red Mutation (2010) Artwork © 2010 Takashi Murakami-Kaikai Kiki Co., Ltd. All Rights Reserved, courtesy Gagosian Gallery

Questo turbolento insieme visivo unitamente alle dimensioni giganti delle tele sono volutamente ricondotte da Murakami al desiderio di provocare nell’osservatore forti reazioni emotive e psicologiche nel tentativo di avvicinarlo alla comprensione dei sentimenti provati da coloro che videro per la prima volta questo tipo di immagini collocate nei templi giapponesi. Allo stesso tempo Murakami con queste opere vuole riaffermare il suo amore per l’arte: “l’associazione del rosso e del blu con una creatura che per lungo tempo è stata considerata simbolo del destino di ognuno è il tentativo di riaffermare la mia devozione per l’arte: il processo creativo di questi dipinti è stato come un’offerta votiva”.
Una mostra da non perdere, dunque, un omaggio all'arte dall'arte ma anche un dono al visitatore chiamato a raccogliersi dinanzi a questi grandi draghi contemporanei dal sapore antico.


Ida Tricoli


Takashi Murakami
Dal 13 novembre 2010 al 15 gennaio 2011
Gagosian Gallery, via Francesco Crispi 16, 00187 Roma
www.gagosian.com

 

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