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SPECIALE | London calling


Anish Kapoor, Sky mirror (2006) Installation view Kensington Gardens, London © 2010 Dave Morgan

Nella città delle luci, degli scoiattoli e del London Eye tutto è curato con una meticolosità straordinaria, i musei come i parchi sono accessibili gratuitamente e sempre pienissimi…per ripararsi da uno scroscio di pioggia improvviso i londinesi  sostano al Tate Modern, ad esempio; il museo viene vissuto come ambiente collettivo, forse anche per la mancanza del bel tempo, che è una rarità, ma soprattutto per un’educazione alla cultura che viene professata fin dall’infanzia dell’individuo.
Tutti i 'canali' culturali sono 'alla portata' del cittadino: la musica costa pochissimo, l'arte ancora meno e le mostre sia nei musei che fuori sono a dir poco esaustive.
La mostra di cui ho deciso di parlare si trova immersa nel verde di Hyde Park. Lo spazio espositivo, la Serpentine Gallery, tratta arte, architettura ed educazione pubblica, attirando circa 800.000 visitatori l’anno: numeri da museo insomma! Appena fuori dalla galleria vi è un cerchio di pietra inciso a terra dell'artista e poeta
Ian Hamilton Finlay in ricordo della Principessa Diana, l’ex madrina.

Tutto il parco è disseminato di sculture in acciao inox gigantesche e con superfici specchianti, che creano delle distorsioni illusorie dei contorni o invertono le prospettive, diventando anche un gioco per i bambini e un’attrattiva per gli adulti. L’artista è Anish Kapoor, pur essendo nato a Bombay, viva a Londra dagli anni '70, e presenta queste opere per la prima volta tutte insieme proprio nella sua città 'adottiva'.
Le opere, nonostante le dimensioni molto grandi, non creano disturbo, anzi si perdono nell’ambiente che riflettono modificandolo e rimettendo in discussione la percezione dello spettatore abituato ad un determinato paesaggio.


Anish Kapoor, C-Curve (2007), © 2010 Dave Morgan

Anish Kapoor, C-Curve (2007), © 2010 Dave Morgan


Appena entrata nella galleria non capisco bene dove andare, un po’ disorientata inizio a seguire la gente…si siedono e si spengono le luci. Si apre davanti a me una proiezione di 6 metri di lunghezza per 3 di altezza con una definizione eccellente, mi immergo completamente, ed è quasi impossibile il contrario. Dovete immaginare una sala piena di persone sedute a terra in completo silenzio e rispetto. L’artista è Philippe Parreno, annunciato come uno dei più grandi artisti contemporanei dagli anni ’90; per lo più si occupa di film, scultura, performance e testo. Il visitatore è guidato, attraverso i tempi dei filmati, nelle tre sale della galleria, così l'artista regala allo spettatore un’esperienza sensoriale amplificata, non solo grazie ai mezzi, ma anche attraverso lo studio delle immagini e dei suoni. La mostra presenta , per l'appunto, tre video: la première britannica del nuovo film, Invisibleboy (2010),
June 8, 1968 (2009) e The Boy From Mars (2003). Invisibleboy è la storia di un ragazzo cinese immigrato illegalmente che vede dei mostri immaginari: gufi, conigli, silouette stilizzate, tutti resi graffiando la pellicola. In questo ritratto filmico, fantasia e realismo sociale, fiction e documentario si sovrappongono. In June 8, 1968 (2009) l’artista ricorda il viaggio in treno che trasportò il cadavere assassinato del senatore Robert Kennedy da New York a Washington DC, il corpo invisibile di Kennedy e l'Invisibleboy sono personaggi che fluttuano tra diversi strati di realtà. Infine The Boy from Mars (2003) segue l’oscuramento dei punti di luce e i riflessi del sole, prima di soffermarsi sull’immagine di un bufalo legato ad una struttura appositamente costruita contenente una macchina di energia elettrica che fornisce la potenza necessaria per realizzare il film.


Philippe Parreno, Invisibleboy (2010), © 2010 Gautier Deblonde

Infine, in una piccola sala cinema della galleria viene proposta l’opera di Tom Hunter, che ha girato questo documentario (A Palace For Us) in collaborazione con i residenti del Down Woodberry, quartiere nella zona est di Londra. L'artista ha creato un film che include interviste e scene che ricreano la vita sul quartiere nel corso della sua intera storia. Flash di feste da ballo con tanto di grammofono si interrompono per lasciar parlare i protagonisti di quei ricordi. Il film viene proiettato ogni giorno nella Galleria Sackler Centro di Arte Pubblica Istruzione.
Completato nel 1962, il Woodberry Down è stato costruito dopo della seconda guerra mondiale, fornendo 2.500 case per le persone che vivono in un alloggio povero della zona.
Oggi è il sito di un importante progetto di riqualificazione. Il film è una delle cinque commissioni che hanno avuto luogo nel quadro della Serpentine Gallery's Skills Exchange Project, in cui artisti, designer e architetti hanno lavorato in collaborazione con gli anziani, operatori sanitari, i giovani e gli attivisti per sviluppare idee per il cambiamento sociale e architettonico.
Inutile dire che se capitate a Londra, oltre ad andare sul London Eye pagando 16 sterline, potete visitare questa splendida mostra gratuitamente.


Tom Hunter, Jackie 1973 (1973), © Erica Dobbs

Chiara Ciucci Giuliani


 

Serpentine Gallery
dal 28 settembre 2010 al 13 marzo 2011
Kensington Gardens London, W2 3XA
T 020 7402 6075
F 020 7402 4103
http://www.serpentinegallery.org/index.html

 

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