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Walter Picardi - Full Immersion

Ogni tanto fa bene porsi domande; ultimamente, ad esempio, mi capita spesso di interrogarmi su alcune questioni – a dire il vero un po' banali/futili/sceme (scegliete voi l'aggettivo). Della serie:   “a cosa serve l'arte?”, oppure   “perché l'arte (visiva) fatica ad essere un forma espressiva realmente condivisa e popolare?”    e ancora   “quali criteri permettono di definire un'opera davvero contemporanea?”. Le risposte sono quasi sempre incerte, contraddittorie, momentanee. Tuttavia una mostra vista di recente mi sta aiutando a fare chiarezza su alcuni dei miei dubbi. Si tratta di   Full Immersion    dell'artista Walter Picardi, presso la galleria Dora Diamanti (cui va il merito d'aver scelto di esporre pezzi difficilmente “vendibili”, per quanto significativi di un orientamento di ricerca): per l'occasione il trentunenne Picardi – finalmente un “giovane” nel vero senso della parola – ha realizzato un complesso scultoreo composto da quattro elementi rappresentanti altrettante persone letteralmente cementate. Delle quattro figure, in posizione eretta, si possono cogliere alcuni dettagli (l'altezza, porzioni di vestiario e accessori che fuoriescono dal blocco di cemento) che ne identificano il “ruolo”: un cantante (si capisce, ha davanti un microfono attaccato ad un'asta), una danzatrice in erba (indossa un costume da ballo), un bambino (intuibile dalla bassa statura e dall'accoppiata berretto-scarpini da ginnastica) e una signora (ai lati del blocco di cemento regge delle buste della spesa). I personaggi non sono altro che i componenti di una famiglia “come tante altre”. Il cemento che riveste i soggetti è un riferimento più che esplicito ad una delle tecniche per eliminare le persone sgradite, forse la più atroce e macabra, utilizzata da uno dei mali del nostro paese, senza dubbio il più grave e sedimentato: la mafia. Come dire: la mafia colpisce tutti, ogni strato della popolazione, da nord a sud, uomini, donne, bambini. Ma al tempo stesso, scrive la curatrice Micol Di Veroli nel testo introduttivo, la famiglia rappresenta “un elemento di assoluta ambivalenza, capace di evocare sia il concetto di patria sia la complessa gerarchia dei clan mafiosi che per anni hanno controllato il mercato del cemento e nello stesso materiale hanno sotterrato centinaia di esseri umani non conformi alle regole”. L'installazione si caratterizza come una denuncia di una delle piaghe della nostra società: ed ha il merito di affrontare il tema delle mafie (e con esso quello delle uccisioni, dell'omertà, del coinvolgimento più o meno attivo e consapevole delle persone “comuni”) senza retorica, ma con una forza incisiva che permette di capire esattamente di cosa si sta parlando. La trattazione di un problema tangibile e contemporaneo è tuttavia filtrata attraverso una visione surreale, antididascalica, inquietante e pure grottesca, paradossale. Per questo ed altri motivi ritengo che   Full Immersion    possa rispondere alle domande che mi ponevo poco sopra: per la sua capacità di parlare del nostro tempo, rendendosi utile all'approfondimento di un problema di stringente attualità senza rinunciare alla specificità dell'arte, che è quella di offrire spunti di riflessione e punti di vista altri sulla realtà che viviamo. Legarsi al presente, incidendo con la poesia che solo l'arte sa creare. Ecco, credo sia questo il “compito” di un'opera d'arte, un'opera d'arte contemporanea.

Saverio Verini


Full Immersion - Walter Picardi

a cura di Micol Di Veroli

dal 20 febbraio al 17 aprile 2010

Galleria Dora Diamanti, via del Pellegrino 60 - Roma

www.doradiamanti.it

 

 

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