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Chris Burden: The heart: Open or Closed

La 'sala ovale' della galleria più esclusiva della capitale , la Gagosian, ospita fino al 27 marzo, 'The heart: open or closed' di Chris Burden, la prima mostra a Roma dopo circa una trentina d'anni, da quando, cioè, l' artista  propose un' azione al Mattatoio che prevedeva la messa in moto di cinque Fiat 500 e di un trattore in direzioni opposte.  L'occasione è imperdibile: la curiosità di vedere come si è evoluto il linguaggio di uno dei protagonisti più incisivi ed estremi della body art  non può lasciarci indifferenti... Si tratta di un artista che fece del suo corpo il campo privilegiato di una ricerca artistica che lo portò, a 25 anni, a farsi sparare al braccio, crocefiggersi sul cofano di un'automobile, ricevere lanci di coltelli dagli 'spettatori', insomma, uno per cui fare arte significa soprattutto agire. L'intrepido, ora cresciuto, Burden è passato dall'azione-mutilazione sul corpo al lavoro sulle architetture, in questo caso tre gazebi ricamati con intrecci in ghisa tipici di un qualche bucolico giardino all'inglese affiancati da una fantastica interpretazione di una tenda nomade con tappeti, stoffe fluttuanti e lampade : simboli di culture differenti, strutture stravaganti, spunto per riflessioni di carattere estetico e potenzialità simboliche. Nel primo lavoro, 'Dreamer's Folly' (2010) l' incrocio di drappeggi e ricami raffiguranti l'Albero della vita, invitano il visitatore in un bucolico scenario da sogno; nella seconda installazione, 'Nomadic Folly', presentata alla Biennale Internazionale di Istanbul del 2001, la sofisticata struttura circondata da tappeti e veli colorati, culla il riposo dell'ospite accompagnandolo con una dolce e seducente musica turco-armena. Luoghi di sosta, di socializzazione, di pace e di sogno, santuari apparentemente intoccabili, il cui incantesimo è violato dalle parole di un Chris Burden 'messo a bollire' nel liquido del video 'The Rant'  (2006). Sotto forma di un predicatore xenofobo, declama in francese frasi di odio per il 'selvaggio che puzza e di rifiuto dell'Altro, o meglio di quello che è chiaramente riconoscibile e indicizzabile come 'autre'.  Il monologo di condanna non fa che alterare e problematizzare la potenza simbolica insita nelle due ri-costruzioni architettoniche installate in sala: la bellezza di due culture differenti, in potenza,  luoghi di  socializzazione e l'odio che nasce dall'impossibilità di concepire l'Altro nella sua alterità, nella sua inconciliabile estraneità, in poche parole il verdetto e la condanna che la nostra società, così 'globale', pronuncia su se stessa.

Nicoletta Guglielmucci


Chris Burden: The Heart: Open or Closed

dal 13 febbraio  al 27 marzo 2010

Gagosian Gallery, Via Francesco Crispi 16 - Roma

www.gagosian.com

 

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