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“Rotte oltre il vuoto” lasciato dall’11 settembre


Francesco Cervelli, Senza titolo (2011) Courtesy Galleria Cortese & Lisanti

C’è aria di cambiamento alla galleria Cortese & Lisanti. Presto, infatti, la galleria chiuderà e i due proprietari hanno fatto capire che si reinventeranno, in qualche modo. Vedremo più in là cosa bolle in pentola. Nel frattempo, largo alle ultime due mostre.

Quella inaugurata l’11 settembre ha, oltre alla data, anche un titolo emblematico: “Rotte oltre il vuoto”. Tre artisti si impegnano per farci riflettere su come quel giorno abbia cambiato il mondo, ma anche su come, dieci anni dopo, non dobbiamo perderci dietro quell’infinità di immagini che da allora abbiamo visto spropositate volte.

I tre richiamano, con le loro opere, le sensazioni provate dal mondo in quel tragico giorno, spaesamento, paura, desolazione, ma senza usare immagini note a tutti. L’unico riferimento visivo può considerarsi l’installazione di Susanne Kessler, reinterpretazione di un suo lavoro di dieci anni fa, dal titolo La Torre di Babele. Inserita nella parete frontale dello spazio espositivo, l’opera viene giù dal soffitto come una struttura instabile e precaria. L’immagine che fa venire alla mente è certamente quella delle due torri newyorkesi. E la confusione di fili e materiali ricorda quella del crollo. Ma è un caos che tende a rigenerare quello che è andato distrutto, non solo fisicamente. C’è la volontà di ricostruire, partendo dalla cultura; l’artista berlinese si fa promotrice di questo pensiero.



Susanne Kessle, Freedom Tower (2011), Courtesy Galleria Cortese & Lisanti

Sul lato destro della galleria, ecco invece i lavori di Francesco Cervelli, completamente diversi da quelli della Kessler. L’artista lavora con il tema dell’allagamento, che diviene il suo tratto distintivo. Il vuoto interiore lasciatoci dall’11 settembre è qui il vuoto di una stanza (nella fattispecie lo studio di De Kooning), che è reso ancor più indeterminato dalla monocromia della parte superiore dei quadri. In pratica l’artista dipinge l’allagamento di una stanza, della quale si riesce a vedere solo il riflesso sull’acqua. Galleggiano, per terra, pochi oggetti riconoscibili, tra cui delle tele bianche, che hanno le sembianze di inquietanti lapidi mortuarie. Ma il loro essere bianche rappresenta anche qui la volontà di dipingere un nuovo mondo; lasciano aperta la speranza per il futuro.


Annalisa Riva, Comme Dans Un Reve (2011), Courtesy Galleria Cortese & Lisanti

La sagoma di un vestito in pelle nera è la superficie su cui Annalisa Riva trova il modo di esprimere il vuoto interiore, attraverso la scrittura di frammenti di sogni. Questi sono lacerati, come lo è il vestito. La mancanza di certezze dei giovani d’oggi è paragonata alla frammentarietà di un sogno, che, quando ci si desta, spesso scompare.

Antonio Pizzolante


 

Rotte oltre il vuoto
a cura di Paolo Cortese e Massimo Lisanti

dall’11 al 30 settembre 2011
Galleria Cortese & Lisanti, via Garigliano 29, Roma

www.corteselisanti.com

 

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