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Canova e la Venere vincitrice

E pensare che Canova quella Villa l’ha amata. Che in quella Villa ha passato gran parte del suo tempo tra studio e diletto (e nella gran parte dei casi le due cose per lui coincidevano); che in quella Villa vi è tornato più volte ad osservarne i capolavori e a studiarne i modelli. “La Villa più bella del mondo” così l’ha definita. Insomma, non si può certo lamentare se oggi gran parte di quel palazzo è dedicata a lui. E non poteva andare diversamente, perché l’esposizione in corso è l’occasione per un reciproco ringraziamento, per un ricongiungimento dei due in onore dei bei vecchi tempi. Dopotutto l’uno non può prescindere dall’altro, e viceversa. Così Villa Borghese apre le porte al pubblico facendosi un po’ intima, riappropriandosi del rapporto con l’altro suo scultore, dopo Bernini, che l’ha segnata profondamente. L’ horror vacui che in genere regna nelle sue sale ( vero orrore in termini di fruibilità e godibilità delle opere esposte) si attenua configurando l’ambiente in un clima ora di studio d’artista, ora di un laboratorio dove i modelli si “accalcano” e si confrontano; in un vero clima tardo settecentesco, in cui  le opere di Canova trovano la loro naturale prospettiva. Il percorso espositivo, come è facile immaginare, non è unitario e va incontro a non pochi “intoppi”, dovuti alla presenza di numerose e diverse opere che distraggono il visitatore e per questo la mostra non vanta certo dell’ immediatezza sperata. Bisogna comunque sottolineare la particolare situazione della Galleria Borghese che deve fare i conti con la mancanza cronica di spazio espositivo in relazione al numero dei lavori in suo possesso e con l’assenza di un magazzino che permetterebbe un ricambio della collezione e la conservazione di alcune opere per far posto alle esposizioni temporanee. Il genio canoviano è così distribuito un po’ a “macchia di leopardo” tra le varie sale per essere poi solo in alcuni casi raggruppato per esigenze tematiche: un esempio su tutti la sala X al primo piano, dove si è scelto di esporre tutti e quattro gli  Amorini, provenienti da quattro diverse collezioni estere, per presentare per la prima volta insieme il tema di Eros come trattato da Canova. Se si accetta quindi di seguire un percorso tematico tralasciando la disposizione delle opere il punto di partenza non può che essere rappresentato dal capolavoro scultoreo che ha dato spunto a questa esposizione e che è parte integrante della collezione borghese: Paolina Borghese Bonaparte come Venere Vincitrice (1804-1808) in sala I, dalla quale appunto deriva il titolo della mostra. Una giovane donna (Paolina, moglie del Borghese e sorella di Napoleone) ritratta adagiata su un materasso (omaggio di Canova a Bernini che ne aveva scolpito uno molto simile per il suo Ermafrodito e che aveva potuto ammirare proprio in Villa) atteggiata come la dea Venere con il suo pomo dono di Paride. E’ un gioco canoviano sul tema della mitologia e del riposo che apre a moltissimi rimandi. Basta spostarsi nella sala precedente infatti, nel Salone d’ingresso, per ritrovare questi due motivi in altrettanti gruppi di opere. Nelle sculture cosiddette “distese”: La Naiade e La Ninfa dormiente che esplicano il senso di quiete e del ristoro, di quell’abbandono dei sensi, pur non mancando di una forte intensità e nelle due Veneri: La Venere Italica (1804-1812) e la Venere di Leeds (1817-1820) che nella loro collocazione fanno convergere l’attenzione su Le Tre Grazie provenienti da San Pietroburgo, ulteriore omaggio al mitologico e alla bellezza femminile. Una caratteristica di questa esposizione romana è la grande qualità delle opere selezionate, ma d’altronde di Canova si tratta, e dell’importanza dei prestatori. Ci si trova quindi di fronte ad opere provenienti da oltre oceano (La Naiade dal Metropolitan Museum di New York e Apollo che si incorona dal Getty Museum di Los Angeles) o da istituzioni europee di massima levatura come il Victoria and Albert Museum di Londra ( La Ninfa dormiente) o il Louvre di Parigi che ha concesso il prestito di Amore e Psiche stanti (1796) esposto in sala IV in posizione purtroppo marginale trovandosi a “fare i conti” col gruppo berniniano de Il Ratto di Proserpina. La sala V cala in una dimensione molto raccolta e spirituale presentando La Maddalena penitente (1794-1796) raccolta nel suo dolore e nella preghiera. La sua visione è disturbata dalla presenza sul retro di un vaso che è stato impossibile spostare ma che per coincidenza o per fine accortezza è comunque compatibilissimo con l’immagine della Maddalena poiché costituisce uno dei suoi più illustri attributi. Accanto a questa sono esposti i bozzetti preparatori in terracotta. La mostra infatti pone molta attenzione anche alla fase preparatoria dei lavori presentando di Canova non solo il prodotto finito ma anche tutti i passaggi che hanno portato al risultato finale, sottolineando il suo lato artigianale e la sua eccellenza non solo nella lavorazione del marmo ma anche nella modellazione di altri materiali (è  presente il gesso della Paolina, esposto nella sala dove originariamente trovava posto il suo marmo) e nel disegno. Le tempere e le matite sono collocate in ampie pannellature in diverse sale ma purtroppo risentono moltissimo del peso, sia materiale che “aurale”, delle sculture e appaiono alquanto sacrificate. Sono tuttavia valide e degne di attenzione alla luce soprattutto di una mostra che si propone come monografica e che vuole presentare i diversi aspetti della produzione artistica di Canova. Questa è la seconda Grande Mostra all’interno del progetto “10 Grandi Mostre” che la Galleria Borghese ha inaugurato l’anno scorso con Raffaello e che proseguirà nel 2008 con Correggio, Bacon e Caravaggio (2009), Dosso Dossi (2010), Tiziano (2011), Cranach (2012), Bernini (2013), Domenichino (2014), per chiudere nel 2015 con la grande mostra sui Borghese e l’Antico. Una tappa oserei direi obbligata se non altro perché ci troviamo davanti ad un maestro creatore di capolavori assoluti e che ha risollevato le sorti della cultura artistica italiana in quegli anni caduta in un forte torpore e perché occasione di una visita in un luogo che seppur scarso nell’organizzazione espositiva e fruitiva rappresenta un documento inestimabile dal punto di vista storico e per l’evoluzione dell’arte tutta.

Fabrizio Manzari

 


 

Canova e la Venere vincitrice

a cura di Anna Coliva e Fernando Mazzocca

Galleria Borghese - Piazzale Scipione Borghese 5 - Roma

dal 18 ottobre 2007- al 3 febbraio 2008

www.canovaelavenerevincitrice.it

 

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