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L’atlante dell’Italia a metà, l’altra faccia dello spreco

Le opere pubbliche incompiute sono gli emblemi più evidenti dello sperpero italico: in futuro saranno probabilmente riconosciute come uno degli elementi più rappresentativi della nostra epoca.  Sono diciannove le grandi costruzioni nazionali mai realizzate, una lunga lista raccoglie invece quelle minori come autostrade e ferrovie ad alta velocità e oltre centoventicinque miliardi di euro i finanziamenti ipotizzati.  Fino al 12 gennaio alla galleria romana V.M.21 artecontemporanea, è in esposizione Concrete Island. La mostra presenta con estrema semplicità l’indagine svolta dal gruppo Alterazioni Video in due anni di osservazione delle strutture italiane rimaste incompiute dal 1951 al 2006. Sono esposte una selezione di stampe, disegni, video, fotografie e sculture che mostrano tratti salienti della vita di alcuni progetti a Giarre, in provincia di Catania.  La città siciliana è centrale in questa ricerca in quanto si presenta come capitale italiana delle opere a metà con una lunga serie di lavori incompiuti come la piscina olimpionica, il mercato dei fiori, il parcheggio multipiano e il campo di polo, solo per citarne alcuni dei più noti.  Questa mostra è la prima personale romana del collettivo formato da Paololuca Barbieri Marchi, Andrea Masu, Alberto Caffarelli, Giacomo Porfidi e Matteo Erenbourg, cinque giovani artisti che basano la loro ricerca sul rapporto tra realtà e rappresentazione accostando linguaggi prettamente artistici (dalla pittura al video, dalla fotografia a Internet) alle pratiche del giornalismo e dell’attivismo politico.  Il loro lavoro ci fa riflettere dunque sui tanti sprechi che affliggono il nostro paese.  Ma la sua particolarità è soprattutto nel ribaltamento di prospettiva che provano a offrirci. Le opere in mostra sono anche un’indagine sugli elementi estetici e formali delle architetture appunto incompiute. I cinque artisti provano infatti a leggere tali luoghi mediante uno sguardo differente, a ribaltare la nostra percezione verso un’estetica dell’incompiuto. Cercando di far divenire bello quello che oggi è considerato brutto hanno convinto il sindaco di Giarre, Teresa Sodano, a progettare un museo archeologico che raccolga queste costruzioni come vere e proprie opere d’arte, che segnano il nostro territorio e stuzzicano il nostro interesse oltre la denuncia e che, come sostiene il collettivo Alterazioni Video, sono “finite in quanto incompiute”. Un’operazione interessante, dunque. Ma se nascondesse un po’ di rassegnazione?

Alessia Colasanti


Concrete Island

dal 25 ottobre 2007 al al 12 gennaio 2008

Galleria V.M.21 artecontemporanea, Via della Vetrina 21 - Roma

www.vm21contemporanea.com

www.alterazionivideo.com

 

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