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Intervista con Alexander Calder

Roma, 5 novembre 2009

Intervistatore : Vorrei innanzitutto ringraziarla. È gentile da parte sua, a 33 anni dalla sua morte, rilasciare un’intervista… proprio a noi poi!   Calder : Oh, si figuri! Per Sguardo questo e altro.

I: A quanto pare Roma la sta veramente celebrando in questi giorni. Dal Palazzo delle Esposizioni alla Gagosian. Il suo nome si fa sentire in città.

C: È vero, e non me l’aspettavo a essere sincero. Comunque sono molto lusingato. Ho girato parecchio il mondo nella mia vita, dagli Stati Uniti (tutti) all’Europa (soprattutto Parigi e la Francia). Non mi sono soffermato mai molto a Roma, mi fa piacere farlo ora!

I: Eppure l’Italia la conosce bene. A Spoleto, dove Lei ha lasciato quella bellissima scultura, “Teodolapio”, è famosissimo.

C: Ĺ ho lasciato un mio segno, in effetti.

I: Come molti altri in altri luoghi! Non vorrei confessare, davanti a Lei, se la mostra al PalaExpo mi è piaciuta o meno , ma credo peṛ sia esaustiva della sua carriera artistica.

C: È molto completa (ride)! Sono presentati molti miei lavori, dalle “wire sculture”, ai “mobile”, al mio “Circo”… quindi posso dire anche io che copre un ampio arco della mia vita artistica.

I: Ci sono anche le prime due “sculture” che Lei ha creato da piccolissimo: “Duck” e “Dog”!!

C: Sì, ero proprio bambino, avevo 11 anni… non avevo certo la consapevolezza di stare a fare qualcosa di artistico.

I: Vuol dire che quello che fa lo fa con l’intento di creare arte?

C: Partendo dal presupposto che per me tutto è arte, intendevo dire che all’epoca non avevo gli strumenti dell’esperienza e dello studio! Questo non significa necessariamente che i miei lavori più tardi siano più “validi” dei precedenti! Nutro un profondo affetto per “Duck” e “Dog”! Non vedo molta differenza di concetto tra loro e le opere “adulte”!

I: Infatti. Non voglio semplicisticamente dire che si riconosce una chiara cifra stilistica tra le sue opere, peṛ c’è un certo filo conduttore, una linea di pensiero…

C: Alla fine tutto è gioco!

I: Ah! Davvero?

C: Il gioco è fantasia, fantasia è creazione e creazione è arte!

I: Che bello! Melotti (Fausto, ndr) sarebbe stato pienamente d’accordo con Lei!

C: O io con lui (ride)! Anche io come lui ho fatto qualche “teatrino”.

I: In quest’ottica è anche molto più chiara l’operazione che Lei ha fatto con il suo “Cirque Calder”, di cui c’è un divertente video in mostra! Voleva giocare e divertirsi?

C: Beh, non solo! È stato un amabile passatempo, ma è stato un modo per vedere come è possibile creare forma. E per vedere che quelle forme avevano in sé il movimento. Forse siamo abituati a pensare che la scultura sia statica. Non sono statue! I miei leoni, trapezisti, lanciatori di coltelli, possono muoversi e indagare lo spazio. A differenza della pittura la scultura pụ farlo davvero.

I: A tal proposito, è indovinatissimo allora l’accostamento alla sua mostra dell’altra esposizione sullo spazio e l’universo: “Astri e particelle” (fino al 14 febbraio 2010)?

C: Fantastico! Come unire scienza e arte! Le mie opere, come dicevo, parlano di spazio, fanno lo spazio, si muovono nello spazio. Sono tese verso la ricerca di un equilibrio… credo che funzioni coś anche per l’universo!

I: La ricerca dell’equilibrio mi pare essenziale nei suoi “mobiles”.

C: Soprattutto! Nei “mobiles” gioco e lavoro con le forze (ecco che ritorna la scienza!). Mi piace vedere come i corpi si ricompongono e si modificano. L’equilibrio conferisce alle forme una forte armonia. Armonia, sia chiaro, assai diversa da quella data dalla simmetria. Nelle mie opere non c’è simmetria. Anzi, la evito, altrimenti non otterrei quella precarietà che, appunto, le rende mobili. La simmetria produce stasi.

I: Allora i suoi “stabiles”? Sono stabili, fermi, non si muovono!

C: È proprio sicuro che non si muovano?!

I: Qualche psicologo Le direbbe che sotto questa Sua ricerca di bilanciamento (di forze) si nasconde qualcosa da “farsi perdonare” o “da compensare”. Come se Le mancasse qualcosa e stesse cercando di far tornare tutto pari, trovare una certa compiutezza.

C: Niente di più probabile, a livello inconscio semmai! In tal caso peṛ sarebbe una soluzione effimera, perché, come dimostrano le mie opere, basta un soffio di vento per squilibrare nuovamente tutto!

I: Mammamia, è una faticaccia!

C: È la forza che muove il mondo!

I: Un’ultima cosa: chi meglio di Lei pụ dare un giudizio alla mostra che la vede protagonista? Se la sente?

C: Direi un’ottima mostra! Io vi avrei fatto giocare un po’ di più… ma per me manca sempre qualcosa!!! Quindi, in definitiva molto buona!

I: Grazie mille, Lei è stato molto gentile e simpatico!

C: Anche Lei!

Un caro saluto a tutti i lettori di Sguardo Contemporaneo.

Fabrizio Manzari


Calder

a cura di Alexander S.C. Rower

dal 23 ottobre 2009 al 14 febbraio 2010

Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale 194 - Roma

www.palazzoesposizioni.it

 

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