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Una overdose (momentanea) di arte contemporanea

Roma per tre giorni cambia volto e si aggiorna sul panorama artistico contemporaneo, non una ma due Fiere occupano le giornate di galleristi, collezionisti, appassionati, studiosi e curiosoni.  Molte parole sono state spese per descrivere, commentare e criticare una quantità (forse) eccesiva di eventi, inaugurazioni, tavole rotonde e conferenze. Tra tutte, la considerazione di Ludovico Pratesi mi è sembrata molto attinente, infatti  il critico d’arte riflette sul perché cị che le altre capitali europee (Londra, Berlino, Madrid o Parigi) vivono tutto l’anno da noi si concentra in cinque giorni e si chiede “perché  dobbiamo sempre accontentarci delle sveltine, invece di sperimentare l’intera gamma del Kamasutra?” . Parafrasando Pratesi, si potrebbe sperare e augurare a tutto il mondo dell’arte contemporanea che la “sveltina” appena vissuta aiuti a porre le basi per costruire un Kamasutra artistico tutto romano! Tra le sette  sedi in cui si è articolata THE ROAD TO CONTEMPORARY ART, le due di cui vorrei parlare in questo articolo sono state pensate per proporre diversi tipi di ospiti: Palazzo delle Esposizioni, offre un quadro abbastanza ampio di galleristi noti e artisti affermati, mentre il Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia, presenta le gallerie con non più di tre anni di età. THE FAIR, Palazzo delle Esposizioni, sedici gallerie. Tra queste, quella di Valentina Moncada si è differenziata dalle proposte più “tradizionali” delle altre gallerie romane (ad esempio, Il Ponte Contemporanea o Galleria Marchetti hanno partecipato con nomi molto familiari dell’arte italiana, come Calzolari, Bonalumi, Castellani e Turcato, grandissimi artisti che figurerebbero sicuramente meglio in un museo che in una fiera). In linea con la tendenza contemporanea che valorizza l’arte cinese, Moncada presenta Chen Zhen con un’installazione: cinque elementi di legno e vetro sono attaccati alla parete, nella parte superiore una vetrina rettangolare contiene oggetti reali (un telefono, una radio con cassetta, una macchina da scrivere, una macchinetta fotografica e delle tazze) la cui immagine appare riprodotta sulla superficie lignea della parte inferiore, da qui pendono dei tubi di plastica che si rivelano essere dei pendoli ad acqua. Gli oggetti perdono le loro originarie funzioni e sembrano divenire simboli di un’epoca appena passata.  Napoli è ben rappresentata dalla galleria T293, che con un video (“I”) di Claire Fontaine installato su uno schermo orizzontale, collocato in terra, mostra la distruzione di un I Phone, quindi annientamento e critica di uno status symbol e riflessione sul rapporto che l’identità dell’io ha con la tecnologia e la sua continua innovazione. La NOT GALLERY ci propone i lavori di uno dei più famosi writers napoletani, IABO, portando in fiera l’attualissima realtà della street – art. Curiose sono le sculture di Paola Pezzi (Galleria Toselli, Milano), l’artista crea delle bandiere sui generis raggruppando delle matite colorate in fasci, quindi rispettando gli accostamenti dei colori per ogni paese. L’interesse per una espressione artistica non del tutto occidentale è ancora espresso con i lavori di Mizokami Kazumasa, che ripete sui suoi quadri forme semplici (stelle o fiori), realizzate in terracotta e poi dipinte.  Complessivamente la selezione presentata a Palazzo delle Esposizioni è stata buona e abbastanza coerente, anche se non ha incluso molti spazi espositivi internazionali, infatti erano presenti solo due gallerie londinesi (Le Galerie London e VINEspace London); questa mancanza deve essere forse letta in rapporto alle scelte fatte per le altre sedi della Fiera, dove più numerose sono le gallerie estere.   Nel più antico ospedale della città di Roma, costruito per volontà di Ina, re dei Sassoni, nel 727, ricostruito nel 1198 e ampliato tra il 1471 e il 1478 sotto il pontificato di Papa Sisto IV, non stona assolutamente START -UP, l’iniziativa che ha raggruppato gallerie giovani, appartenenti a una situazione nazionale e internazionale.  Il premio “GIOVANI COLLEZIONISTI 2009” è stato assegnato alla galleria olandese WEST, che si è distinta grazie all’ opera dell’artista belga Wannes Goetschalckx (1978), prossimamente integrata alla collezione del MAXXI. Il video ("One story"), proiettato nel corridoio centrale della sala espositiva, suggerisce una riflessione sul rapporto tra corpo, spazio e architettura; infatti il protagonista è l’artista stesso che, nascondendosi in una scatola di legno, afferrando corde sospese dal soffitto e arrampicandosi su pali e altri sostegni montati sulle pareti, si muove nel suo studio senza mai toccare terra. Goetschalckx crea un environment più che una installazione: spazio e oggetti sono stati pensati e progettati partendo dalle possibilità di movimento del suo medesimo corpo; l’opera si carica di un forte aspetto ludico, mettendo in risalto l’ingegnosità che l’artista ha usato per “sfidare” le strutture create da lui stesso. Altre proposte interessanti sono state presentate dalla BENDANA PINEL ART CONTEMPORAIN (Parigi), qui il lavoro di Niklas Goldbach mi ha particolarmente colpito. Artista tedesco, studia fotografia a Berlino e nel 2008 partecipa ad un corso di formazione al Palais de Tokyo. Il gallerista molto gentilmente mi ha illustrato le fotografie della “Building Series” (2008), spiegandomi che in realtà non avevo di fronte fotografie di edifici esistenti ma di architetture immaginarie. Niklas lavora tra realtà e finzione: i grattacieli “foto- costruiti”sono dei colleges formati da scatti di hotel e palazzi fotografati durante una vacanza in Spagna, è coś presentata una architettura utopica che mette in scena le ambiguità di una realtà da ridefinire. SABOT, galleria della Transilvania (Cluj – Napoca), è stata l’unica a caratterizzare il suo spazio espositivo con un allestimento che ha oltrepassato l’idea del white cube, incuriosendomi più per l’aspetto curatoriale che per le opere. Le pareti mobili  erano dipinte di rosa, verde e bianco e allo spettatore era messa a disposizione una semplice mappa, disegnata a mano, in cui ai numeri corrispondeva il titolo e il nome dell’artista. Questa semplice accortezza è risultata originale, superando il tradizionale allestimento con le didascalie ha comunque reso accessibile al visitatore le informazioni basilari di ogni opera, non sempre presenti negli altri spazi; ad esempio in AMT – Alberto Matteo Torri (Milano) i riferimenti ai lavori esposti mancavano totalmente, coś in circa tre mq c’erano tipologie di opere appartenenti a tre diversi artisti, se a cị vogliamo aggiungere la completa indifferenza del gallerista a fornire informazioni (considerando ovviamente che l’interlocutrice era una studentessa squattrinata …), il risultato finale è stato quello di sentirsi parte di una vera e propria strategia di marketing, forse fondamentale in una Fiera ma sicuramente deludente da un altro punto di vista. Una overdose di arte contemporanea ha sconvolto la nostra città, possiamo augurarci che abbia lasciato premesse sufficientemente solide, che non siano state dettate solo da interessi economici e convenienze politiche?

Claudia Cavalieri


Roma. The Road to Contemporary Art

a cura di Roberto Casiraghi

dal 2 al 5 Aprile 2009

Palazzo delle Esposizioni e Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia - Roma

www.romacontemporary.it

 

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