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NEBULAPHOBIA

Il gruppo dei YOUNG BRITISH ARTISTS, notissimo all’estero per la fama dei suoi esponenti  (si ricordino Damien Hirst, Gary Hume, Trecy Emin, Jenny Saville, Liam Gillick, Douglas Gordon...), è questa volta rappresentato con la prima personale romana di Mat Collishaw, presso la 1/9 unosunove arte contemporanea.  Il lavoro di Collishaw è assolutamente coerente alle prerogative del gruppo a cui appartiene (YBAs): le sue opere contengono un tono sarcastico e irriverente, tipico dello “shock-tacticts” dell’arte inglese contemporanea.  Nebulaphobia è una provocazione (il termine etimologicamente si riferisce alla paura della nebbia) che sembra essere il filo conduttore dell’esposizione: sfidare i significati prestabiliti, osservare la realtà  -passato, presente e futuro-  da altri punti di vista. È l’opacità della nebbia che diverrà transitiva, rivelando qualcosa.   Con installazioni, opere fotografiche e light- box è indagato il rapporto dell’uomo con l’immaterialità dell’immagine sacra.  Ad aprire la mostra c’è "Chiasmus" (2007), un pulpito con cui lo spettatore pụ giocare, infatti, affacciandosi  nel buco presente sulla parte anteriore della struttura in legno, cị che egli/ella scopre è l’immagine del suo stesso volto proiettata sullo stelo sacrale tenuto da una Madonna nascosta all’interno. A mio parere l’artista ha intelligentemente riproposto un insegnamento “duchampiano” (ricordate Ėtant Donnès? ultima opera realizzata da Duchamp) per cui l’osservatore diviene protagonista e l‘opera concettualmente si rinnova di volta in volta nella mente di chiunque vi si rapporti.  Nella seconda sala, "Angel" (2009) riproduce in lenticular print una Annunciazione: anche qui si rintraccia un aspetto ludico … muovendoci intorno all’opera si ha una percezione diversa delle figure rappresentate, in particolar modo l’angelo si confonde visivamente con la trama del supporto, trasformandosi  in una raffigurazione astratta, probabilmente suggerimento della sua  spiritualità. È l’ultima stanza a dominare l’intera esposizione, qui l’installazione Ganymede (2007) racconta il mito di cui porta il nome. Al centro  vi è una specie di vasca da cui fuoriesce del fumo, questo è anche supporto del  video che rappresenta una figura semiumana in volo (è Zeus camuffato da aquila che, colpito dalla bellezza del ragazzo, sottrae Ganimede  alla vita terrena per portarlo nel regno divino degli dei). Il senso di disorientamento è grande, si è immersi in una vera e propria nube di fumo!  Collishaw riesce ad articolare bene la sua riflessione, attraverso una variegata molteplicità di supporti evoca  una dimensione irreale, quasi rarefatta che ben si adatta alle immagini trattate. Le superfici assecondano la loro natura evanescente. Centrale è il rapporto interattività/spiritualità, l’artista è riuscito a concretizzare la dimensione incorporea dell’essere “divino” (sia mitologico che religioso!) attraverso l’uso di avanzate tecnologie che prevedono la presenza dell’osservatore.  Ambiguità e ironia non mancano a Collishaw, il quale ci offre una rilettura contemporanea di immagini e temi che per molto tempo sono stati legati a medesimi punti di vista. Non siate timorosi … ed accogliete la sfida proposta da NEBULAPHOBIA!

Claudia Cavalieri


Nebulaphobia - MAT COLLISHAW

dal 4 febbraio al 21 marzo 2009

1/9 unosunove arte contemporanea, Via degli Specchi 20 - Roma

www.unosunove.com

 

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