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La raccolta Esso, un pieno d'arte

Il pavimento nero petrolio che si incontra addentrandosi nelle sale del secondo novecento alla GNAM segna un confine netto fra lo spazio canonico della galleria e quello, inedito, del percorso espositivo de “La raccolta d’arte Esso 1949-1983”. La collezione si basa completamente sulle opere acquisite grazie all’attività di “Esso Rivista” (giornale aziendale fondato nel ’49 sul modello delle grandi case produttrici USA), promotrice dell’esperienza dei “Premi di pittura Esso” nel periodo 1951-1962. Tale concorso (aperto alla partecipazione di ogni artista) ebbe vita breve, ma si segnaḷ nelle quattro edizioni svoltesi (’51, ’53, ’55, ’62) per la grande coerenza con cui venne proposto: le opere infatti dovevano rispondere ad un unico tema di volta in volta lanciato dal comitato scientifico del “Premio” (composto nel corso delle varie edizioni, fra gli altri, da Leonardo Sinisgalli, Giulio Carlo Argan, l’ “Avvocato”Agnelli). Nel 1951 i migliori interpreti del tema “il petrolio e l’industria petrolifera” furono Renzo Vespignani con “Notturno” e Franco Gentilini con “Reparto di distillazione”, che si aggiudicarono ex-aequo il concorso, tenutosi alla “Galleria di Roma” nella Capitale. La scelta diplomatica di premiare le due opere, molto diverse per stile (figurativa la prima, astratta la seconda), rifletteva in pieno la dialettica che imperversava nell’Italia anni ’50 circa l’adesione all’uno o l’altro filone stilistico. Tra gli artisti segnalati dalla giuria anche Afro e Santomaso, ancor prima che entrassero definitivamente a far parte dell’élite dell’arte contemporanea italiana con il “gruppo degli Otto”. Le due edizioni successive (“strade in Italia” il tema del ’53, “viaggio in Italia” quello del ’55: un po’ ripetitive?) videro l’affermazione di nomi più o meno noti: nel ’55, ad esempio, si classificarono al primo posto Emilio Vedova (“Sicilia”) e Pio Semeghini (“Paesaggio lagunare”) con lavori orientati verso ricerche artistiche opposte. In quell’occasione l’esposizione delle opere e la premiazione si svolsero nell’ambito della XXVII Biennale. Dopo una pausa di sette anni (un buco sul quale in mostra non vengono fornite spiegazioni), l’iniziativa riprese per poi concludersi, definitivamente, a causa della crisi petrolifera che invest́ il paese e fece pensar bene ai vertici della Esso di concentrare attenzioni e risorse economiche su problematiche di altro tipo; “Ingranaggi” di Giulio Turcato rimane l’ultimo dipinto cui spetṭ il riconoscimento. La fine del “Premio” non imped́ ad Esso Rivista di proseguire nella campagna acquisizioni; con risultati più casuali rispetto alla coerenza che il tema unico dei premi di pittura garantiva, ma riuscendo ugualmente a raccogliere opere significative del periodo artistico a cavallo fra anni ’60 e ’70. La rivista segú gli sviluppi e le trasformazioni – non solo economiche, ma anche sociali ed artistiche – in atto a livello nazionale: le copertine di ogni numero (a cadenza trimestrale), da sempre affidate ad artisti, videro la partecipazione di Dorazio, Perilli, Corpora, dei già citati Turcato e Santomaso, di Eugenio Carmi, Vasarely (padre della optical art), Bruno Munari, solo per fare qualche nome. Fra minimal, optical, tanto astrattismo (data la presenza degli astratto-concreti riuniti dal critico Lionello Venturi e dei componenti del gruppo Forma 1), le diverse tendenze neo-avanguardiste dell’epoca, spesso allusive ad una società industrialmente e tecnicamente progredita, trovano ampio spazio nelle selezione della mostra. Negli anni ’80 Esso, tramite l’attività della rivista, incremenṭ la propria collezione continuando la collaborazione con gli artisti cui affidare le copertine: Gianfranco Baruchello, Pablo Echaurren, Emilio Tadini, Renato Mambor, Arnaldo Pomodoro furono le personalità di spicco cui Esso Rivista continụ a dar voce fino al 1983, anno di chiusura del periodico. Fu questo l'evento che sanć la conclusione di questo lungimirante esempio di mecenatismo industriale, per lo meno stando a quello che l’esposizione lascia intendere. In definitiva, si pụ parlare di una mostra non certo epocale, ma interessante per indagare i legami fra arte e industria, rapporto che stimoḷ numerosi artisti a confrontarsi con il processo d’industrializzazione e porṭ una grande compagnia petrolifera ad aprirsi al di là dei puri interessi economici, interagendo con i vari momenti del contesto culturale italiano. Nonostante la collezione non possa definirsi propriamente all’avanguardia, le selezione delle opere garantisce una fruibilità alla portata di tutti, con alcune menzioni speciali, in primis l’installazione (creata ad hoc per l’esposizione) con tutte le copertine della rivista racchiuse in un’altissima teca bianca, un monolite che si erge al centro della seconda delle quattro sale che compongono il percorso; ma anche un piccolo gioiello come il video “l’Italia dal cielo”, un documentario commissionato da Esso nel 1965 e diretto da Folco Quilici, vera e propria mappatura del territorio osservato dall’alto di un elicottero con una macchina da presa. Nell’arco di una produzione lunga 13 anni, Quilici mostra – “guidato” da scrittori ed intellettuali quali Leonardo Sciascia, Italo Calvino, Cesare Brandi, Ignazio Silone, Mario Soldati – la varietà delle bellezze paesaggistiche, architettoniche ed umane del paese, attraverso un montaggio frazionato, con l’alternanza di lunghe carrellate (quasi in piano sequenza) ed immagini fulminee. Da segnalare pure l'allestimento dello spazio, con una pavimentazione nero lucido ricreata di modo da sembrare una lingua d'asfalto, simile ad una strada,  che introduce il visitatore al percorso espositivo.

Saverio Verini


La raccolta d'arte Esso. 1949-1983

a cura di Lorenzo Cantini e Carla Michelli

dal 12 dicembre 2007 al 24 febbraio 2008

Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Viale delle Belle Arti 131 - Roma

www.gnam.beniculturali.it