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RUBRICA | Impertinenze

Un cane d'artista

Quando, grosso modo un mese fa, lessi la notizia (fonte: il sito de “La Repubblica”), non volevo crederci: Un artista (?) della Costa Rica, in una galleria del Nicaragua, avrebbe legato in un angolo della sala e lasciato morire di fame e sete un cane randagio. Il tutto, di fronte all’indifferenza generale dei visitatori di passaggio. Secondo la ricostruzione dei fatti, l’artista (??) avrebbe pagato dei bambini affinché catturassero un cane per poi utilizzarlo come 'opera d'arte', per osservarne l'agonia e la sofferenza fino alla morte. Ai visitatori sarebbe stato vietato di portare cibo e acqua e chiunque cercava di avvicinarsi per accudire l'animale veniva allontanato in malo modo con insulti, cosa che, almeno parzialmente, scagionerebbe il pubblico. Sopra il cane morente, una scritta fatta di croccantini con la frase: ‘Eres lo que lees’ (‘Sei quello che leggi'). L’obiettivo dichiarato dall’artista (???): partecipare con tale operazione alla Biennale Centroamericana del 2008. Non diṛ neanche il nome dell’artista (????) visto che è indegno d’averne uno e farei solo pubblicità a lui e alla sua bestialità. Mi limito solo ad una riflessione: premesso che mostrare la morte per stenti di un qualsiasi essere vivente è qualcosa di mostruoso, sono anche disposto ad accettare l’idea di arte come testimonianza di dolore, portatrice di concetti forti e scomodi. Ma l’arte deve limitarsi – appunto – a testimoniare, denunciare le “storture” del mondo, non ricrearle a sua volta o contribuirne alla diffusione. Qua non si tratta di scandalizzarsi di fronte ad un’immagine “dura da digerire”; la mia è pura e semplice indignazione  per un gesto che, partito dalla volontà di denunciare l’indifferenza dell’uomo nei riguardi dei cani abbandonati, arriva ad affermarlo, anzi, ad amplificarlo. Abbastanza contraddittorio, no? Ma già, forse all’artista (?????) interessava spararla più grossa possibile; non per una finalità ideologica o etica, semplicemente per partecipare alla Biennale Centroamericana del 2008. Cari pseudo-artisti, sarà il caso si darsi una regolata?

Saverio Verini

 

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