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Editoriale | Dicembre 2011


Luana Perilli,
Superorganism-China cabinet (2011); installazione: materiali vari,tre colonie di formiche della specie Messor; courtesy The Gallery Apart.

Luana Perilli (Roma, 1981) vive e lavora a Roma. Il suo lavoro è basato sull’analisi del linguaggio, delle strutture narrative e della memoria attraverso l’uso di media diversi, dall'installazione alla scultura, dal video all'animazione, ai progetti site specific. Numerose le partecipazioni a mostre collettive in Italia e all'estero, tra cui Omaggio a Graziella Lonardi Buontempo,, PAN – Palazzo delle Arti Napoli; Le scosse dell’arte per riabitare e guarire, MU.SP.A.C. - Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea, L’Aquila; 12° premio Cairo (finalista), Palazzo della Permanente, Milano; Gaza’s First International Festival for Video Art, Forward looking, MACRO FUTURE, Roma, La follia dell’arte a Villa Rufolo a Ravello, She Devil presso lo Studio Stefania Miscetti a Roma, Video as Video: Rewind to Form, Swimming pool project space, Chicago, USA, Titled/Untitled presso Wunderkammern a Roma. Nel 2008 ha partecipato alla XV Quadriennale d’Arte di Roma. Tra le personali ricordiamo nel 2011 Souvenir d’Hopital, Reload-Prototipo d'intervento culturale urbano, ex officine automobilistiche, Roma; nel 2010: Roommates/Coinquilini, (con Carola Bonfili), Macro, Roma; The Bay Window Project presso SybinQArt Project a Londra, Manutenzione sentimentale della macchina celibe presso The Gallery Apart a Roma nel 2009. Lo stesso anno ha ricevuto il premio Musicbox alla fiera ArtO di Roma e il Premio Termoli. Ha partecipato inoltre a residenze all’estero presso la Cité Internationale des Arts, Parigi attraverso un premio di Incontri Internazionali D’Arte e ArtOMI, New York su selezione della Dena Foundation for Contemporary Art. Nel 2010 è stata selezionata per il Pan Studios Program presso il Palazzo delle Arti di Napoli. Dal 2007 collabora alle attività di
26cc, spazio curatoriale indipendente a Roma. Dal 2009 insegna presso la Cornell University.


«Viviamo in un paese dove si verificano sempre le cause e non gli effetti», scriveva con amarezza Italo Calvino, oltre cinquant’anni fa (Il barone rampante, 1957).
Oggi questa affermazione potrebbe (con altrettanta amarezza) essere ribaltata, in un paese dove sembrano verificarsi soltanto gli effetti di una crisi le cui cause appaiono misteriosamente svanite.
Le cause interne, quelle più difficili da digerire e anche da rintracciare, in molti servizi informativi nazionali.

Qualcosa sta cambiando, e probabilmente le nostre tasche sono le prime ad essersene accorte. Ma non sono soltanto le nostre tasche a sentirsi indignate: l’austerità e il ritorno all’ordine che sta attraversando l’Italia dopo il circo in acido del bunga bunga style sembra non dispiacere poi più di tanto.
E forse, se ci dice bene, anche le festività trascorreranno senza troppi bombardamenti natalizi e moralismi dell’ultima ora.

Qualcosa sta cambiando, e questo vale stringendo il discorso anche al campo dell’arte. 
Stringiamolo ancora di più: arte contemporanea, a Roma (quello che più da vicino coinvolge noi di Sguardo Contemporaneo, e di cui forse riusciamo a parlare meglio):  Il Teatro Valle Occupato, la Sala Arrigoni, la Consulta Permanente per l’Arte Contemporanea, A.R.I.A. sono segnali indicativi, la cui frequenza è ancora instabile ma tutt’altro che debole.
Si parla di ripensare la cultura, renderla più trasparente, condividerla, parteciparvi.

Qualche settimana fa sono usciti due articoli che hanno suscitato molto rumore e molte riflessioni, rimbalzando tra blog e riviste di settore. Il primo è quello di Charles Saatchi sul The Guardian, dove Mr. Young British Artist spara a zero senza remore su quel sistema dell’arte contemporanea che egli stesso ha contribuito ad alimentare per anni, rivendicando maggiore consapevolezza critica.
Il secondo articolo invece è di Jerry Saltz sul New York Magazine, dove prende di mira la saturazione creativa di un certo tipo di arte ormai sistematicamente proposta nei principali musei internazionali. Quell’arte definita per anni relazionale o partecipativa, ma che sembra in realtà aver esaurito da tempo la sua capacità di creare reali spazi di condivisione e riflessione. Saltz cita tra gli esempi la retrospettiva di Carsten Holler attualmente in corso al New Museum di Ner York: lo stesso artista che in questo periodo è in mostra anche al MACRO di Roma con una doppia giostra in movimento, sulla quale il pubblico può salire 'interagendovi'.
Come prendere letteralmente - ma soprattutto metaforicamente - a calci in culo la suddetta arte partecipativa …

Forse potrà sembrare soltanto un gioco di parole, ma credo sarebbe importante che l’arte, in questo momento di riflessione generale, più che partecipativa inizi ad essere partecipata.
Un pensiero non nuovo, attualmente improbabile, ma non impossibile.

Una riflessione che noi di Sguardo Contemporaneo portiamo avanti da tempo, e che il prossimo febbraio proveremo a concretizzare in un progetto, Nuova Gestione. Abbiamo iniziato mesi fa a esplorare un quartiere nella periferia Sud di Roma bello e denso di storie, il Quadraro; abbiamo contato le tante serrande dei negozi chiusi per la crisi (e non solo per quella), abbiamo contattato i locatari, le persone del posto e alla fine, trovati gli spazi sfitti, abbiamo proposto a sei artisti di utilizzarli non tanto per presentare l’arte ma per produrla, ponendosi (e noi con loro) come un dispositivo per cercare di attivare una collaborazione nel e con l’intero quartiere.
L’appuntamento per maggiori dettagli sarà con l’anno nuovo, a inizio gennaio; nel frattempo un indizio - il contributo di Luana Perilli a questo editoriale - e una piccola selezione di mostre a cui dare uno sguardo, se per le feste resterete o verrete a Roma: galleria Monitor, Z2O Galleria | Sara Zanin, Fondazione Giuliani, Indipendenza Studio, Federica Schiavo Gallery,
Nomas Foundation. Abbiamo inoltre curiosato per le sale della controversa mostra Body Worlds, mentre la rubrica Reflexioni ci segnala una mostra 'siderale' in corso a Milano.

Da parte di tutti noi, Buone Feste!
Valentina Fiore

 

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