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Iran Today

Negli ultimi anni l’interesse per l’Iran si sta intensificando. Le notizie che arrivano dai mezzi di informazione e le testimonianze del cinema e dell’arte raccontano di una terra martoriata dalla censura e da rigidi imposizioni che, se osteggiate, possono generare risvolti tragici. Ad ogni modo, nonostante gli ostacoli politici-sociali, si ha la sensazione che il mondo iraniano sia caratterizzato, in questo momento, da un forte fermento culturale-artistico, sia in patria che in esilio.

La collettiva organizzata dalla Galleria Il Gabbiano e curata da Shahram Karimi (art director di Shirin Neshat, vincitrice con il suo primo lungometraggio, “Donne senza uomini”, del Leone D’Argento per la migliore regia alla Mostra del Cinema di Venezia 2009) ha il grande merito di offrire un ampio panorama dell’arte iraniana contemporanea e di analizzare, attraverso le immagini e i diversi linguaggi, la nuova identità culturale dell’Iran. Gli artisti esposti in questa collettiva sono: Afsoon, Koorosh Asgari, Ala Dehghan, Zahra Hassanabadi, Amir Hedayat, Shohreh Mehran, Masoud Sadedin, Vahid Sharifian.
Shohreh Mehran allude nei suoi dipinti alla condizione femminile attraverso un linguaggio realistico che smaschera le imposizioni inflitte alle donne e la rigidezza di un sistema che le esclude da una piena vita sociale. Le due grandi tele ritraggono donne nei loro chador mentre camminano nella folla; non ne vediamo il volto (il quale è tagliato fuori dal campo visivo) ma solo i particolari dei vestiti (che scendono pesantemente sul corpo) e dei gesti (il tenersi per mano che esprime una affettuosa complicità).


Shohreh Mehran, Untitled (2007), courtesy Galleria Il Gabbiano

Koorosh Asgari invece utilizza la fotografia per raccontare il mondo femminile nella cultura islamica; lo fa a partire dal punto di vista maschile e si concentra maggiormente sul ruolo della donna all’interno della famiglia. Le tre grandi fotografie esposte nella galleria romana sono di grande impatto e si caratterizzano per un contrasto tra chiari e scuri ottenuto contrapponendo il nero dello chador all’abbagliante luce del paesaggio.
In queste fotografie di Asgari il soggetto è sempre la figura femminile la quale è rappresentata mentre si aggira, nascosta nel suo chador, in una natura solitaria e misteriosa: uno spazio labirintico costituito da fusti; un albero spoglio sotto un cielo abitato da misteriose presenze; un maestoso albero che accoglie la donna (appoggiata di schiena) come in un ventre materno. In questi lavori lo chador, pur nascondendo la figura femminile, appare come un velo leggero rispetto alle pesanti stoffe che imprigionano le donne nei dipinti di Shohreh Mehran.


Koorosh Asgari, Untitled (2009), courtesy Galleria Il Gabbiano

Zahra Hassanabadi emoziona con il suo tappeto fatto con carte telefoniche intrecciate nel filo. L’artista iraniana ricama il tappeto con il filo, che rappresenta le sue origini (la popolazione nomade Farsi conosciuta per la fattura dei tappeti), e con le carte telefoniche, che simboleggiano il suo presente: l’esilio, ma anche il legame con l’Iran e la sua famiglia. Il suo tappeto è decorato non con motivi tradizionali ma con i simboli del suo vissuto ed è sospeso verticalmente sui muri della galleria romana come se fosse un quadro o un muro. Ciò ricorda concettualmente l’opera di Fabio Mauri, “Il Muro Occidentale o del Pianto”: un muro costruito attraverso vecchie valigie di cuoio che simboleggiano l’esilio.
Amir Hedayat-Vaziri, artista di origine iraniana, racconta le culture con cui ha convissuto attraverso l’ utilizzo di materiali di scarto. Il materiale accumulato durante i suoi viaggi è riutilizzato in assemblaggi personali che danno vita a nuove interpretazioni e al recupero dell’oggetto, che viene destinato ad una nuova funzione, quella estetica. Le sue creazioni sono piccoli ciondoli, bambole votive e altre misteriose sculture.
Di tutt’altro genere l’opera di Vahid Sharifian, giovanissimo artista di Theran, che nei suoi foto-collage dalle immagini eccentriche e provocatorie si libera dei tabù e guarda ad una vita libera dalle costrizioni sociali.
Afsoon elabora un immaginario di un passato che non c’è più e che rivive nelle sue opere con una certa nostalgia. L’artista rievoca il suo sguardo di bambina attraverso figure di politici o persone famose dell’Iran degli anni ’60-70 rappresentate come delle icone, eroi ed eroine delle favole.


Afsoon, Forough (Adam and Eve) (2007), courtesy Galleria Il Gabbiano

Riteniamo che questa collettiva sia riuscita a dare al pubblico un’idea forte dei linguaggi e dei contenuti dell’arte iraniana del momento e speriamo vivamente che l’interesse che oggi le viene riservato continui ad essere sempre così attento e vivo, perché gli artisti iraniani stanno dimostrando di avere una grande creatività e tanto da dire.

Ida Tricoli


Iran Today
a cura di Shahram Karimi
dal 6 luglio al 30 settembre 2010
Galleria Il Gabbiano, Via della Frezza 51 – Roma
www.galleriailgabbiano.com

 

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