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Lo Crudo Cocido. Premio IILA - FOTOGRAFIA 2010


Anche quest’anno la mostra che presenta i lavori del vincitore e dei finalisti della III edizione del Premio IILA-FOTOGRAFIA, dedicato ai giovani fotografi latinoamericani, non delude: i nove fotografi selezionati (Pablo López Luz - Messico, vincitore della rassegna; Cynthia Nudel - Argentina, seconda classificata; Nicolás Wormull - Cile, terzo classificato; Diego Spivacow - Argentina, Menzione d’Onore; Julieta Anaut - Argentina; Andrea Padilla - Argentina; Eva Pedroza - Argentina; Bruno Zorzal - Brasile; Rómulo Peña - Venezuela) affrontano da diverse angolazioni il tema ‘La Natura in relazione alla metropoli’ portando a risultati diversi ma (quasi) tutti interessanti.
Il titolo della mostra, Lo Crudo Crocido, curata da Patricia Rivadeneira, è un esplicito omaggio a Lévi-Strauss, padre dell'etnologia strutturale e grande studioso del mito amerindio che proprio nel suo testo Le Cru et le cuit - dal primo tomo di Mythologiques (1964) - analizza il rapporto di tensione dialettica tra Natura e Cultura attraverso il Mito.
Ma è forse la sua opera più conosciuta, Tristes tropiques (1955), che può offrire a questa mostra maggiori suggestioni e riflessioni: un diario di viaggio dell’esperienza di Lévi-Strauss in Brasile tra il ’35 e il ’39, un’opera incredibilmente disillusa che con sguardo disorientato (e disorientante) non soltanto ha cambiato per sempre l’antropologia, ma ha sollevato una serie di profondi quesiti sul rapporto entropico tra Natura e Uomo che risultano attuali ancora oggi, a distanza di oltre sessant'anni. Uno sguardo ‘dall’alto’ sull’irreversibile decadenza dell’equilibrio tra Natura e Civiltà, il trionfo dell’artificiosità dell’ Uomo, e la conseguente vittoria di questa artificiosità sull’ Uomo.
Cosa significa oggi parlare di questo (perduto) equilibrio?
Il vincitore del premio, il messicano Pablo López Luz, sembra condividere il medesimo sguardo onnisciente e disilluso dell’antropologo francese: le sue immagini aeree mostrano dall’alto un Messico (in particolare, Ciudad del Mexico) dove la natura appare lacerata o addirittura inghiottita dallo sviluppo urbano, a sua volta in pericolo costante di essere ‘riassorbito’ dalla stessa natura ribelle (la città, costruita sul letto di un lago prosciugato, negli ultimi cento anni si è abbassata di dieci metri e, soprattutto durante le piogge estive, la sua terra si apre in enormi crepe inghiottendo persone e case). Sono immagini impeccabili quelle di Pablo López Luz, di uno straordinario equilibrio formale che egli stesso definisce un’interpretazione del paesaggio pittorico classico.
E forse, proprio per questo, ancora più inquietanti.



Pablo López Luz, sinistra: Vista aérea de la Ciudad de México XIII; destra Vista aérea de la Ciudad de México V, (2006) ©Pablo López Luz, courtesy IILA


Tra i lavori più interessanti in mostra anche quello dell’argentina Julieta Anaut la quale, parlando di Ofrendas - titolo di una delle sue serie di opere in mostra - afferma: «Quiero ser parte de un cuento de hadas»; nelle sue allegorie simboliste che fondono attraverso tecniche digitali fotografia, disegno e collage (con un debito verso la fotografia surrealista degli anni ’20 e ’30) la Fiaba, ma forse sarebbe meglio parlare di Mito, diventa l’indispensabile punto di contatto e mediazione tra Natura e Civiltà contemporanea.
Un’altra fotografa argentina, Andrea Padilla, partendo dal presupposto che «storicamente, la natura è il più antico prototipo architettonico» porta avanti invece un lavoro che con un semplice capovolgimento riflette sulle masse architettoniche urbane ricavandone ‘spazi negativi’, assenze che rendano più tangibile la saturazione del paesaggio urbano.



Julieta Anaut, Ofelia en el cristalino arroyo, dalla serie Ofrendas (2008)
; ©Julieta Anaut, courtesy IILA


Infine, il lavoro in mostra del brasiliano Bruno Zorzal è uno splendido quanto impressionante reportage su Bugia, quartiere a nord dello Stato Espírito Santo (Brasile) corroso e poi distrutto dall’acqua, dove l’esistenza di centinaia di abitazioni è definitivamente destinata a scomparire a causa dei ciclici cambiamenti della sorgente del fiume.
Un paesaggio desolato, attraversato dalle rovine contemporanee di una civiltà che, paradossalmente, si è trasformata essa stessa in un ‘triste tropico’…



Bruno Zorzal, dalla serie Bugia (2009); ©Bruno Zorzal, courtesy IILA

Ancora una settimana di tempo per visitare questa interessante mostra, in attesa della prossima edizione e del progetto su Roma che il vincitore del premio, Pablo López Luz, presenterà il prossimo anno all’interno di FotoGrafia Festival 2011 trascorrendo un mese di residenza presso l’IILA.

Valentina Fiore


Lo Crudo Cocido - Premio IILA FOTOGRAFIA 2010
a cura di Patricia Rivadeneira
dal 24 settembre al 23 ottobre 2010
Galleria IILA, Vicolo dei Catinari 3 - Roma
www.iila.org

 

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